Memorie dei miei nonni


5 Ottobre 2021

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Quello che mi piace di avere un blog tutto mio è che posso usarlo non soltanto come strumento di pubblicità per il mio lavoro, ma anche come archivio della memoria. Ho la sezione ricette per divulgare le mie tecniche e abbinamenti, ma posso anche spaziare e raccontare quello che penso della mia vita, quello che mi succede, recuperare vecchi ricordi e analizzare le situazioni che mi circondano.

Due giorni fa c’è stata la festa dei Nonni e ho voluto celebrare i miei genitori, Vincenzo e Barbara, che ora sono nonni di quattro magnifici nipoti. Ma anche io ho avuto quattro nonni immensi, ognuno con il suo carico emotivo, con la sua vita e il suo modo di dare amore a noi nipoti, a me Valentina. Con questo articolo voglio celebrarli, ricordarli, affinché magari tra dieci anni noi cugini ci metteremo insieme intorno alla tavolata della vigilia di Natale o della colazione di Pasqua per raccontarci ognuno i suoi momenti condivisi con i nonni.

I nonni paterni, Raffaele e Maria, erano i classici nonni meridionali. Figli di Taranto, devoti alla città. Nonno Feluccio era un avvocato di chiara fama nonché uomo dalla statura culturale gigantesca. Il suo studio personale, nell’appartamento dove vivevano loro che si affacciava sul lungomare, era la personificazione dell’avvocatura. Mobili antichi in legno scuro, codici penali e civili con i dorsi incisi d’oro, quadri di antichi uomini di giurisprudenza. Nonno Feluccio ci raccontava storie di una Taranto completamente diversa, antica, fatta di masserie e antichi rituali, ci spiegava come organizzò l’Ordine degli Avvocati di Taranto dopo la seconda guerra mondiale. Era davvero affascinante e con un eloquio assolutamente impeccabile.

Nonno Felucio e nonno Maria

Il regno di Nonna Maria era la cucina: piastrelle color acqua marina, quattro fuochi, un forno, lavello e frigorifero. In quella cucina ho mosso i primi passi da cuoca, da piccolina proprio. Rompevo le uova che nonna Maria avrebbe usato per fare la sua meravigliosa crema pasticcera, la osservavo intimorita e rispettosa quando friggeva le pettole e le zeppole nella frizzola strapiena di olio bollente con gli odori della pasta che frigge che si spandevano in tutta casa. Mi mettevo in piedi su una cassetta di frutta ribaltata e tagliavo i pomodori che avremmo usato per farci il sugo fresco per gli spaghetti con le cozze. “A nonna quando sei stanca vai di là e leggi un topolino” mi diceva nonna Maria, ma a me piaceva troppo stare coi grandi, percepire la (seppur proporzionata a un pranzo domenicale in famiglia) tensione che precedeva la cottura della pasta.

La nostra vita è sempre stata divisa tra due città, Taranto e Firenze. Mamma, Barbara, è fiorentina purosangue di Campo di Marte, il quartiere che vive addossato all’Artemio Franchi, lo stadio della Fiorentina. Perciò ho vissuto tantissimo anche l’ambiente toscanaccio di casa Mori – Centini, com’erano rispettivamente i cognomi di mio nonno Giorgio e mia nonna Annamaria.

Nonno Giorgio era un uomo tutto d’un pezzo. Divoratore di romanzi americani, amante della vita vera, quella vissuta in lunghi viaggi ai quattro angoli del mondo, era un pittore eccezionale. Ho tanti suoi quadri che rendono vive e magiche le pareti di casa mia. Gli piaceva la sua Firenze ma riusciva a trovare il bello in ogni soggetto che dipingeva. Era sportivo e artistoide, io e mia sorella Francesca eravamo i suoi gioielli.

nonno Giorgio

Che dire di Nonna Annamaria? Lei era una donna esplosiva. Aveva una scrittura eccellente, avrebbe potuto scrivere centinaia di pagine e decine di libri sulla sua vita in collegio e sui viaggi che ha fatto con il marito Giorgio. Lei mi ha dato quel tocco di toscana che oggi metto sempre nella cucina mia: ribollita, pappa al pomodoro FE-NO-ME-NA-LE, panzanella, ragù di selvaggina, pomodori ripieni… con lei si andava a raccogliere le more per fare la marmellata di more a Poppiena, in Casentino. Ma lei era anche la nonna della caccia al tesoro con indizi e giochi come il lancio del gavettone o acchiappabandiera, era la nonna delle favole e delle fiabe che ci raccontava con una narrativa magistrale.

Nonna Anna

Viene da sé che chi ha la fortuna di vivere tanto i nonni avrà sempre e per sempre dei ricordi grandiosi da associare ai loro volti, anche quando non ci saranno più. Io sono fortunata, perché ne ho avuti quattro e tutti strepitosi. E mi sento ancora più fortunata quando vedo come i miei genitori, che oggi sono nonni, amano e coccolano i miei figli, i loro nipoti. Hanno la stessa fortuna che ho avuto io, i miei figli: avere dei nonni meravigliosi, i nonni (per noi) migliori del mondo.