Manchester, pioggia e amicizia: la finale di “Gino Cerca Chef”


3 Novembre 2020

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Considero da sempre l’Inghilterra la mia seconda casa.

“No, mamma, a te piace Londra, e Londra non è Inghilterra. Londra è Londra, il resto dell’Inghilterra non è come Londra” dice sempre Lorenzo.

Sarà anche vero, ma basta che mi ritrovi in quelle strade con le case basse coi tetti spioventi, le tearooms dove gustare gli scones con una bella tazza di english breakfast o earl grey e gli immensi parchi verdi, che già mi sento felice.

Forse è anche questa mia passione smisurata verso l’Inghilterra che mi ha spinta alla vittoria della puntata 4 del cooking tv show “Gino Cerca Chef”, andato in onda su Canale NOVE. Desideravo tornarci, vincere lì, perché quando ho vissuto a Londra nel 2008 non ho avuto modo di restarci per sempre. E allora chissà?, pensavo, questa sarà la volta buona. Per saperlo, dovevo volare a Manchester.

Alla fine della prova del primo round, Roberto Di Marco era già stato scelto, c’eravamo io e Alessio a contenderci l’altro posto da finalista. Ansia! Gino rigirava il biglietto tra le dita e ci fissava.

“Valentina: ci vediamo a Manchester, dai, voglio vedere un po’ di bulldog uscire da te!” disse Gino d’Acampo “ti aspetto!”

Mi fa molto strano ripensare a quei giorni di febbraio. Di lì a qualche settimana, il mondo come eravamo abituati a viverlo sarebbe cambiato. I primi contagi, voci lontane che raccontavano di una Cina allo sbando, il lockdown di marzo.

A febbraio 2020 invece ero per le strade di Manchester. Cercavo di rilassarmi e di trovare una maglietta del Manchester City per mio figlio Edoardo.

“Che poi non è la squadra che tifano gli Oasis?”

“Eh mi sa di sì mamma!”

Pioveva spesso, quella pioggia inglese sottile, che ti bagna ma non è poi così fastidiosa. Manchester non è neanche una brutta città: il centro è molto vivace, l’albero dove alloggiavamo era bello e moderno e potevo girare in tutta tranquillità. Tanti negozi, molti cantieri, una città post industriale che sta cercando un futuro diverso, tra università ed economie alternative. Potrebbe essere di spunto per Taranto, pensavo. Già essere qui, pensavo, è una soddisfazione immensa. Comunque vada, sarà un successo. Ma voglio impressionare Gino e Fred, dimostrar loro che non sono solo una gattina, che le so tirar fuori anche io le unghie.

Passammo la serata insieme ad altri partecipanti di altri episodi, mangiando e bevendo qualcosa, raccontando le nostre storie e cercando di scaricare l’accumulo di nervosismo per la finale. Ecco, a Manchester ho conosciuto davvero belle persone. Ecco perché è bello viaggiare e scoprire nuovi posti, ti mette in contatto con realtà diverse dalla tua, che possono solo farti crescere.

Il giorno della finale ero molto tesa. Arrivammo al ristorante di Gino e vi assicuro che c’era un sacco di gente che voleva entrare a mangiarci, ma c’erano gli addetti alla sicurezza che spiegavano come si stesse girando il programma.

“So is Gino there??” dicevano tutti eccitati “can we get a photo with him?”

Gino in UK è una superstar a tutti gli effetti, al pari di Gordon Ramsay o Jaime Oliver.

Io e Roberto eravamo un po’ in trance agonistica, ascoltavamo le direttive della troupe, di Gino e di Fred. Avremmo dovuto replicare tre ricette di Gino, un antipasto un primo e un dolce, senza poterle vedere, ma soltanto leggendole dal suo libro di cucina e avvalendoci dell’aiuto di un suo sous chef. La cucina era a vista, super accessoriata, ma era comunque una bella prova tosta: torretta di melanzane, risotto asparagi piselli e gamberoni, zabaione con limoncello in chiusura.

Io andavo forte, friggevo le melanzane e spadellavo i pomodorini per impiattare e per passare subito alla tostatura del risotto. Sentivo che anche Roberto ci dava dentro. La bellezza della cucina è anche il rumore del lavoro. Quando si alza l’intensità, tutto diventa più frenetico. I mestoli sbattono sulle pentole, le fiamme vive bruciano, l’olio frigge. Tutto questo produce il suono della ristorazione.

I nostri piatti venivano portati dai ragazzi di sala a Fred e Gino, e noi li vedevamo ma non potevamo sentirli.

“Chissà!” dicevo al sous chef di Gino “son sicura che il risotto spacca, è uno dei miei punti forti!”

Purtroppo, lo zabaione lo prendemmo sotto gamba sia io che Roberto. Infatti, ce lo stroncarono a tutti e due.

“Non è uno zabaione” diceva Gino “Sarà pure buono ma non è uno zabaione”.

Alla fine eravamo lì, io e Roberto. Roberto è un ragazzo splendido. Sembra avere una scorza dura, strati e strati di piccole sofferenze e di tagli che la vita gli ha imposto, ma è una persona buona e sensibile. Tutto tatuato fa quasi paura, ma bisogna sempre andare oltre le apparenze.

Come saprete, ho vinto io. Il primo gesto d’impulso è stato abbracciare Roberto, sì, perché sapevo che anche lui ci aveva messo tutto in questa sfida e che avrebbe meritato tanto quanto me la vittoria.

“Daje Vale, spacca tutto!” mi diceva lui, in pieno romanaccio.

Firmato il contratto, salutato tutti, andammo in giro per la città, per conoscerla meglio. Era tutto magico. Sarà stata la vittoria, forse, ma tutto aveva una luce bellissima, per quanto in Inghilterra non è che ci sia sempre il cielo azzurro!

Mi regalai un bell’afternoon tea in una splendida sala da thè, super figa, con annessa pasticceria inglese di prima fascia. Mi sentivo bene. Avevo vinto!

“Mamma,” mi disse Lorenzo al telefono “ora sto per attaccare a lavoro, faccio 19-chiusura, ma sappi che sta cosa la dobbiamo sfruttare, la devi usare per crescere professionalmente!”

Aveva ragione. Questa vittoria è stata un turning point, come dicono in UK. Ho pensato che avendo vinto un programma in diretta nazionale, avrei dovuto cominciare a farmi pubblicità, a curare meglio la mia immagine. Poteva essere un bel volano promozionale.

Girando per Manchester, tra warehouse di mattoni e canali fluviali, mi imbattei in un neon bellissimo, rosso e potente, che citava una canzone degli Oasis:

“And after all, you’re my Wonderwall!”

Scattai una foto, la misi nelle stories di Instagram, sottofondo Wonderwall dei Gallagher Brothers e sì, ero felice. Ero davvero felice.