La Val Badia ci salverà !


5 Gennaio 2022

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“Mà, vedi che fino alla fine non ci fanno andare, sentimi a me!”

Guardo Edo. Riccardo sgrana gli occhi e sta già per controbattere con qualche insulto al testosterone.

“Vatinnesgubbiò!” fa risoluto Lorenzo “fino alla fine lo dite voi juventini scandalosi come sempre… io invece dico che problemi non ce ne saranno e passerete dei giorni bellissimi!”

Riccardo tiene gli occhi (e gli occhiali) bassi bassi, rimesta col cucchiaio nel piatto di riso e ceci che gli tocca causa dieta.

“Sono due anni che non andiamo più lì… sarà pure che ormai non so manco più sciare… mi mancano tanto quei posti. Io ci vado lo stesso con la mamma anche se vietano di andarci.”

Siamo al 22 dicembre. Pranzo light. Le valigie aperte sul letto e il notiziario sempre a palla per aggiornamenti sulla situazione covid-19. Tra meno di 48 ore dovremmo essere già verso Roma, direzione sosta temporanea a Poppiena, per poi dirigerci verso il Brennero.

“Ragazzi,” faccio risoluta “A San Cassiano si va. La Val Badia ci salverà!”

“Ma proprio quelli che sono antivax come i tedeschi!” continua Edo “e poi madonna santa sempre lì andiamo… esistono anche altri posti sulla terra eh! Voi e le vostre fisime sulle tradizioni…”

Come glielo spiego, che San Cassiano è il posto migliore di tutte le Dolomiti?

La nostra famiglia sono almeno cinquant’anni che va a sciare. Val Badia, provincia di Bolzano. Un paese incastonato tra le rocce che risponde al nome di San Cassiano. Lì si parla tedesco, e ladino, il dialetto locale. La gente ha sempre il naso rosso e si respira un’aria così tersa che anche se sei un fumatore accanito lassù recuperi una discreta capienza polmonare. Negozietti, yogurt a chilometro zero, dolci burrosi, odore di neve che si sbriciola nelle narici, camini, il ristorante tristellato di NorbertNiederkofler, la Hunziker che alloggia al Rosa Alpina ogni anno, la santissima pasticceriaCaféPloner in cui a fine giro di piste sostiamo per almeno un’ora, un’ora e mezza, e ci ristoriamo sì lo stomaco ma soprattutto il cuore, guardando magnetici gli abeti che colorano il costone di montagna sulla terrazza esterna.

Alla fine, nonostante l’isteria da contagio di Omicron (non ci avrete mai, non ci avrete mai, come volete voi!) e nonostante i malumori di Edo, partiamo.

A volte bisogna sconfiggere le paure, imporsi sulle nevrastenie immotivate altrui. Perché, manco a dirlo, è stata una settimana meravigliosa. La più bella degli ultimi due anni. Il Covid-19 ci aveva tolto il piacere, la ritualità di venire quassù. Ora ci siamo ripresi tutto.

Fa sempre venire i brividi mettersi nell’ovovia, dopo aver allacciato gli scarponi, e salire su fino a PizSorega, 2003 metri d’altitudine. Sbarchi e sei già in paradiso, con il sole che riverbera sui massi delle Dolomiti. Non fa niente che tutti indossano mascherine e si va più guardinghi del solito. Basta sentire il rumore degli sci Rossignol che sgarrano e schiumano sulla neve e va tutto bene. I giorni sono stati una goduria costante. Ogni momento è diventato insostituibile nella nostra memoria. La nonna, mia mamma Barbara, che si piazza al sole e quando torna a Taranto è più nera del carbone manco fosse andata alle Maldive. E perché, nonno Baffi, mio papà Vincenzo?

“No io mai scierò” “No ma io mai me la sento di venire” “No ma io sto dentro casa al massimo e vi aspetto!”

Seeeee! Si è fatto le giornate a sciare con me e coi nipoti Riccardo e Leonardo, il figlio di mia sorella Francesca!

Giravamo tra i vari picchi: il Ciampai, la Pista Nera mitologica di Piz La Ila, Pralongià, Armentarola, la Giulia, Pedraces. Sciare è bellissimo. Può sembrare un atto inutile, rispetto agli altri sport, perché non c’è un obiettivo a meno che tu non stia competendo. Eppure è terapeutico. Sei tu, la montagna, le racchette, il respiro ghiacciato. Cos’altro si può desiderare? C’è l’immensità, qui. La vastità della natura.

“Se sei un credente, o anche soltanto spirituale, non puoi non trovare sprazzi di ultraterreno, qui” diceva nonno Baffi.

Ci vorrebbero risme di carta per raccontare tutto. Dovrei dirvi quanto è stato appagante mangiare zuppe, canederli, risotti, cioccolate, bombardini, con i quadricipiti doloranti per lo sforzo della discesa. Stare sulle panche di legno, abbracciare i miei figli e i nonni e mia sorella e starcene qui, in un posto che ci era mancato così tanto.

Dovrei replicarvi i piatti deliziosi che ho assaggiato, le atmosfere di party strafigo che si vive al Moritzino, un rifugio di montagna multifunzione dove si può ballare, bere, mangiare di qualità, stare bene.

Dovrei spiegarvi la sacralità del Sasso della Croce, dove c’è un Santuario incredibile, che ti chiedi come sia possibile averlo costruito lassù, ai piedi della montagna.

Dovrei convincervi che Edoardo ha beccato Matthew McConaguey coi figli nella sua Porsche bianca, e che Edoardo da che voleva scapparsene e non venire proprio a San Cassiano si è innamorato, un colpo di fulmine che gli resterà per sempre.

L’ultimo giorno è sempre triste, a San Cassiano. Ci si dovrebbe fare almeno due settimane, almeno due mesi, ma anche così secondo me ti viene la botta di nostalgia quando poi te ne devi andare.

“Mamma, ci facciamo l’ultima pista insieme?” mi fa Riccardo.

Sono le quattro, gli impianti stanno chiudendo. Ricky ama San Cassiano. Nonostante la fogna tecnologica di Playstation e cose varie, è un bambino che adora la natura, gli spazi ampi, addirittura è lui stesso che spinge a farci rispettare le tradizioni di famiglia.

“Certo, che pista ti vuoi fare?” gli rispondo.

“La rossa, la rossa, quella nostra!”

Ci fiondiamo giù.

La pista rossa di PizSorega è bella. Un muro discreto, impegnativo, che ti tiene vivo senza sfiancarti.

Siamo da soli, io e Riccardo. Ci innestiamo l’uno nell’altra, ci incrociamo, ci fermiamo a respirare. La luce del sole scalda e colpisce come un fendente immacolato le Dolomiti. Tutto si colora di rosa, arancione, come se una mano Divina si stesse divertendo con dei pennarelli fosforescenti a colorare il panorama.

Ci guardiamo, e scoppiamo a piangere. Di quei pianti belli, belli davvero. Che fanno bene.

Scendiamo a fondovalle, ci togliamo gli scarponi, ci giriamo a osservare gli impianti che stanno chiudendo.

Arrivederci San Cassiano. E’ sempre bellissimo.