Impiattare…viaggiando! Il mio viaggio in Marocco e il Tajine di Coniglio.


14 Ottobre 2020

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Sapete qual è il miglior modo per spendere i propri soldi?

Viaggiando.

Non sento ragioni, quando mi si chiede che cosa vorrei come regalo.

“Regalatemi un biglietto aereo, destinazione a vostra scelta” rispondo sempre.

Borse, abiti di marca, creme di bellezza… ok, mi piace essere femminile e attraente, ma tra un vestito firmato e un viaggio, preferirò sempre mettermi in coda per il check-in, controllare il passaporto e immaginarmi come sarà il posto dove atterrerò.

Il Marocco è uno dei miei posti magici.

Fez, Marrakech, Tangeri… che ve lo dico a fare? Il Nord Africa, tutti i paesi della fascia Maghreb sono meritevoli di una visita, ma il Marocco ha una fascinazione tutta sua. Ci sono stata due volte, nel 2001 e nel 2006. Non andavo nei villaggi turistici a rinchiudermi come gli animali allo zoo, niente affatto: alberghi sempre diversi, tour del deserto con pernottamento in tenda, il tè bevuto bollente anche sotto i 45 gradi.

Il Marocco è cultura millenaria, è mercanteggiare, è case basse e sorrisi accoglienti. I suk sono favolosi: ci ho comprato spezie, lampadari, borse, quelle sì, fatte a mano da artigiani con le mani callose e una capacità di decorare i tessuti da far impallidire uno stilista Gucci. Il Marocco è il tè nel deserto di Paul Bowles, è la beat generation con William Bourroughs e Kerouac; il Marocco è gli hammam con le piastrelle ossidate dal vapore o gli incantatori di cobra nelle piazze grandi.

Vedete?

Ne parlo come parlerei dell’uomo dei miei sogni!

Innamorata persa!

E proprio nel mio secondo viaggio, nel 2006. Ho avuto la fortuna di provare questo piatto fantastico: la tajine di coniglio.

La tajine è una pignatta in terracotta, con base classica piatta e larga, su cui si sovrappone una sorta di imbuto, sempre di coccio.

Eravamo a Meknes, io e un amico, e giravamo per i luoghi storici con una guida turistica. La guida però era troppo “mainstream”, ci faceva fare soltanto robe soft. Io invece, che soft non sono mai stata, entrai in confidenza con dei mercanti del suk locale. Parlavamo e scherzavamo in non so quale mix linguistico, arroccando un franco-italo-inglese, e ci invitarono a cena.

La loro era una classica casetta di campagna, con le galline e un forno in pietra esterno. Una meraviglia. Ci sedemmo attorno ad una mega tavolata, al cui centro c’era questa tajine, enorme, dal diametro di un metro. L’odore era devastante: la carne del coniglio che si mischiava agli aromi, all’anice stellato e al cardamomo, le prugne e il melograno che davano freschezza. Mangiammo direttamente dalla tajine, aiutandoci con del pane arabo cotto sempre nel forno esterno.

Rimasi folgorata dalla carne tenera, e chiesi spiegazioni sulla cottura. La moglie del proprietario della bancarella mi spiegò tutto, e a fine cena mi regalò una tajine piccola, da portare in Italia. Mi segnai gli ingredienti, e decisi che l’avrei riproposta sicuramente a Taranto!

Scopri la ricetta! : Il mio piatto del deserto: Tajine di coniglio, ricetta marocchina