Corri di più, corri più forte


7 Febbraio 2022

Categorie: Blog, sport Tags: , , ,

Corri lontano dai guai, dalle paranoie, dalle luride voci di corridoio, da chi vorrebbe affossarti.

Alza il passo, estendi tutto il legamento del ginocchio, aumenta la falcata.

Corri, corri veloce. Smetteranno di seguirti perché non hanno il tuo ritmo. Oppure troverai un angolo nascosto di contemplazione dove non ti potranno raggiungere, e sarai solo tu e il cielo, e le colline, e campi sterminati, e asfalto fiammante, col sudore che bagna le scapole, i battiti cardiaci a centottanta, il sole che scalda e ti dice che sei viva.

La corsa è uno dei pilastri su cui si edifica la mia persona, la mia tregua mentale e il mio percorso di rinascita. Lo sport nella sua interezza è fondamentale per il mio equilibrio psicofisico, già ve l’ho raccontato. Ma la corsa ha una fascinazione, un’astrazione completa e totale. La corsa è come immersgersi in una boccia di acqua e andare in apnea. Sei solo tu e l’obiettivo, tu e i pensieri che scacci e che somatizzi, chilometro dopo chilometro, un occhio al tempo da mantenere per arrivare a una prestazione santissima e l’altro che girovaga per lo scenario che mi circonda.

Non mi viene da fare discorsi mentali, risolvere problemi o teorizzare strategie, quando corro. Non ne avrei la forza. So però che correre mi aiuta, perché quando poi rientro a casa e tiro il fiato di solito ho le idee più chiare che mai.

Mi sono sempre sentita negata per la corsa. Credevo di non avere fiato. Al liceo e all’università facevo sport che prevedessero poco sprint, o un’intensità di alta ma su tempi bassi. Tutt’apposto con lo sci, il nuoto, atletica leggera, salto in alto… spaccavo (e spacco ancora) in quegli sport. Ma per il running credevo di non avere i polmoni adeguati, pur essendo sana e non fumatrice.

Nel 2015, dopo un periodo travagliato concluso con una pesante separazione dal mio ex marito, sentivo l’esigenza di sciogliere i nervi. Non mi bastava passare quindici ore al giorno in piedi in una cucina, tagliare carne, friggere, ripulire le celle frigorifere. No. Avevo bisogno di scaricare tutto. Avevo la necessità fisiologica di muovermi. Il loop del Triathlon doveva ancora arrivare, perciò cosa può fare un qualunque essere umano che sente questo atavico desiderio di movimento?

Mettersi un paio di scarpette nike, adidas, asics o quello che volete, e iniziare a correre.

Taranto poi è una città così funzionale alla corsa. Pianeggiante, dispone di un lungomare invidiabile che ti consente di mantenere un passo costante senza dover cincischiare con semafori, attraversamenti inconsulti, dissesti vari.

Iniziai dunque a correre nei giorni liberi, e poi passai a correre anche le mattine presto prima di attaccare in servizio in cucina. All’inizio era dura. Durissima. Succede sempre così. Gambe molli, ginocchia che bruciano, talloni infiammati, quadricipiti di marmo per acido lattico che poi in cucina era difficoltoso spostarsi dalla mia postazione per andare ad aprire il forno o controllare il pass. Però non mollavo, perché sapevo che mi sarebbe servito.

La corsa mi ha salvato la vita.

Spurgavo tutte le negatività correndo. Le lacrime si mischiavano al sudore. La musica negli auricolari mi dava la giusta forza per oltrepassare i momenti di fiacchezza, quei flash in cui ti senti uno scarto, un relitto, e pensi “forse meglio se mi fermo e torno a casa”. Mai, mai dare retta a quei pensieri. Nel caso sarà il tuo corpo a dirti che ti devi fermare, con un crampo o una fitta alla milza. Ma il cervello… non dargli ascolto.

La corsa mi ha salvato, perché mi ha fatto conoscere delle persone stupende che la praticano.

Sì, essere donna single in una città come Taranto ti preclude diversi ambienti. Vieni tagliata fuori, forse perché pensano che tu sia diventata una predatrice seriale e quindi le “amiche” in relazioni o già sposate ti tengono alla distanza. Forse è così solo in determinati ambienti sociali, quelli più chiusi di mentalità. Anche perchè figuratevi che voglia di vivere può avere una persona che attraversa la fine di una relazione tempestosa in un mood ambientale che definire bellico è fargli un complimento.

Attraverso il running ho conosciuto quelli che sono diventati i miei amici, i miei affetti, le persone che più stimo e ammiro in questa città: la mia gemella Chicca, Edvige, Edmondo, Donatella, Giuliano Palla Conga… persone vere, di carne e sangue e cuore, persone che vorrò sempre al mio fianco che mi hanno insegnato tanto, sia a livello sportivo che soprattutto emotivo, empatico. Gente cazzuta, e scusate il francesismo. Loro sono il regalo più grande della corsa, del running. Se mi si dicesse “devi correre cento chilometri con un peso da venti chili sulla schiena per poter rivedere la tua ghenga di amici” io, ernie e tutto, non esiterei un attimo ad infilarmi le scarpette e scendere per strada.

La corsa mi ha salvato la vita, sì. Mi ha dato autostima quando mi sentivo sottozero, perché alla fine correndo correndo son riuscita a farmi una Maratona (e che Maratona!), quella di New York.

La corsa mi ha dato un motivo per resistere. Mi ha fatto capire quali sono le cose importanti, e quali no.