Chi trova un amico trova un tesoro- la storia di Kuma


12 Dicembre 2020

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Chi trova un amico trova un tesoro, dice un antico proverbio. Noi non abbiamo trovato un amico, ma un nuovo membro della famiglia.

Sto parlando di Kuma, la nostra cagnolina!

La prendemmo a novembre 2018. Era un periodo particolare per la nostra famiglia: dopo un anno tutti insieme, Lorenzo sarebbe partito per andare a frequentare un master a Roma. Avevamo un po’ di turbolenze interne, c’erano delle belle frizioni. Riccardo e Edoardo non erano sereni. Neanche io, a dirla tutta. Avevo concluso un’estenuante stagione estiva e non sapevo da dove ripartire, come ricominciare a lavorare. Sì, ok le docenze, ok gli show cooking, ok i catering e i corsi di cucina, ma non avevo una concretezza a lungo termine.

Avevamo già avuto degli animali in casa. Quando Lorenzo era piccolo prendemmo Malachia, un bel gatto di strada, un bestione, ma a seguito di traslochi e della nascita di Edoardo decisi di darlo a mia mamma Barbara, che è sempre stata una gattara indefessa. Poi ci fu il periodo che io chiamo bugs bunny: prima carotina, una coniglietta piccola che purtroppo ci lasciò poco tempo dopo per una malattia. Qualche anno più tardi, a una fiera di campagna, prendemmo un altro coniglio. Franceschina, si chiamava. Ce lo avevano venduto come un coniglietto nano, e invece la signorina diventò grossa, più di un gatto normale per darvi un’idea. Era molto affettuosa, saliva nel letto nostro, ci faceva compagnia, era adorabile. Anche lei, dopo qualche anno, se ne andò per complicazioni varie.

Pensavo che non avremmo più avuto esperienze con gli animali, invece decisi di andare al canile. Vidi questa foto di ‘sta cagnolina nera che cercava casa. Era uno scricciolo pelle e ossa. Kuma, si chiamava. Ricordo ancora l’annuncio dell’ENPA. Era magrissima, anche in foto sembrava tremasse.

“E’ stata aggredita da un cane qui al canile, morsa alla gola… tanti punti, e tanta paura, adesso quasi non abbaia più” mi disse uno dei volontari quando andai a vederla al canile.

Fu amore a prima vista. Era indifesa, piccola e cucciola. Mi venne incontro quando aprirono la gabbia, e capii che doveva entrare nella nostra famiglia. Ho avuto tre figli maschi, e li amo come non ci fosse altro sul pianeta, ma Kuma era diventata la mia quarta figlia, la femmina che non ho mai avuto.

Ricordo che telefonai a Lorenzo, che viveva a Roma, e gli dissi che avremmo preso un cane. Lui ha un rapporto strano con gli animali, li adora ma allo stesso tempo si infastidisce per i peli che lasciano in giro per casa.

“Sai come si chiama? Kuma!” gli dissi.

Ci fu qualche istante di silenzio.

“Kuma?”

“Sì, Kuma!”

“No mamma deve essere un segno del destino. In uno dei miei libri preferiti, Maschio Adulto Solitario di Cosimo Argentina, c’è una figura di riferimento importantissima che si chiama Kuma, che è un cane lupo di un documentario. Il protagonista del libro si immedesima nel Kuma del documentario. Meraviglioso!”

Quando i volontari ENPA ci portarono Kuma a casa, i bambini impazzirono. Lei, la piccina, iniziò a farci tremila feste, saltava e si faceva coccolare, ci fissava con quegli occhi pieni e profondi, di una sfumatura marrone così intensa che trascende il lato animale, o forse no, forse sono occhi così puri proprio perché è un cane e non vive le complessità della natura umana.

Fatto sta che ormai la nostra bimba ha due anni, la portiamo in giro a turno, dorme nei nostri letti e vuole sempre stare in compagnia ma senza essere invadente. Ci ama e noi amiamo lei, è una mangiatrice seriale di qualsiasi cibo possibile, proprio in linea con la nostra famiglia.

“Sapete, state facendo un gesto bellissimo,” ci dissero dall’ENPA “state salvando un essere vivente!”

Non so se sia proprio così. Kuma, tu pensi che t’abbiamo salvato noi, ma sei tu che ci hai salvato! Grazie a Kuma, le nostre vite sono meno difficili. C’è più affetto e amore sotto il nostro tetto.

Trattate bene i vostri animali, amici, perché loro vi amano incondizionatamente.